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Ai luciferini non serviam e eritis sicut dii opponiamo il micaelico quis ut Deus, alla disobbedienza dei progenitori, latrice del vulnus primigenio, il sì della Beata Vergine al momento dell’Incarnazione; alla Rivoluzione in senso politico, ideologico, metafisico opponiamo la Restaurazione dell’ordine naturale, umano, civile voluto da Dio per il bene dell’umanità e l’instaurazione della Regalità sociale di Cristo; alla blasfema triade giacobina contrapponiamo Dio, Patria(ossia Re), Famiglia, alla disperazione e all’odio rivoluzionario l’amore, fatto anche di correzione fraterna, per l’uomo, nato per amare l’Onnipotente e ricongiungersi a lui nell’Eternità ; al pessimismo esistenziale dei giacobini l’ottimismo della ragione, sostenuta dalla fede; al livellamento mondialista, distruttore delle identità , l’amore per le nostre terre, i nostri popoli, le nostre tradizioni; all’odio per il Papa, la Chiesa Cattolica, la Santa Religione, la nostra obbedienza incrollabile all’autorità del Romano Pontefice, al Magistero della Chiesa, alla Santa Tradizione. Di fronte all’alleanza tra le Due Torri contro la Chiesa Cattolica, e quindi contro la civiltà e l’uomo (cfr. S. Pio X, Il fermo, proposito), costituite da una parte dal laicismo massonico, mondialista, i cui massimi referenti sono l’ONU e l’UE; e dall’altra dalla strana e momentanea unione tra il sionismo e l’islamismo in funzione anticattolica; le nostre armi possono sembrare povere e inefficaci, ma si riveleranno vincenti al momento giusto. Quali sono le nostre armi? La preghiera, il digiuno, la penitenza, la formazione spirituale e culturale, ma soprattutto la certezza della vittoria finale: Non Praevalebunt. Noi siamo dei piccoli hobbit di fronte alle orde di orchi che vogliono distruggere il nostro mondo, la nostra Terra di Mezzo, ma sappiamo che basta un piccolo gesto dell’Onnipotente per distruggere la loro empietà . Siamo i missionari, profetizzati dal Monfort; il nostro emblema è il Cuore di Cristo, sormontato dalla Croce; siamo dei cruce signati, consapevoli che la missio ad gentes, voluta da Nostro Signore non è l’ecumenismo tanto sbandierato negli ultimi decenni e che non ha prodotto nessun risultato se non apostasia e abbandono della Vera Religione.
Affidiamo questo povero blog, come le altre iniziative già intraprese, e quelle che, a Dio piacendo, realizzeremo all’intercessione e alla protezione della Madonna Nicopeia, a San Michele Arcangelo, a tutti i Santi, in particolare modo a San Roberto Bellarmino, a San Francesco di Sales, a San Alfonso Maria de’ Liguori, a San Luigi Maria da Monfort e a San Pio X. Concludiamo con quello che potremmo definire il Manifesto Vandeano, che abbiamo impresso nella nostra anima, nel nostro cuore, e che né la morte fisica, né l’ignominia sociale, né il disprezzo degli empi giacobini potranno mai cancellare:
“La nostra patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi.
La nostra Patria è la nostra Fede, la nostra terra, il nostro Re.
Ma la loro patria, che cos'è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l'ordine, la Tradizione. Allora, che cos'è questa patria che sfida il passato, senza fedeltà , senz'amore? Questa patria di disordine e irreligione?
Per loro sembra che la patria non sia che un'idea; per noi è una terra. Loro ce l'hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida.
E' vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e che vogliono fondare sull'assenza di Dio.…
Si dice che siamo i fautori delle vecchie superstizioni. Fanno ridere! Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà ”.
(François Athanase de Charette de La Contrie)
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Io non so parlar d’Europa,
la Nazione non ha voce
Un “cattolico adulto” Presidente della Ue
Herman Van Rompuy chi è costui? Cattolico, moderato, atlantista, dicono che ami proclamare in pubblico la propria ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa. Ce n’è quanto basta per suscitare i facili entusiasmi dei cattolici di casa nostra.
Tuttavia, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa belga, in particolare sul quotidiano De Tijd (poi riprese anche dal Times di Londra), la decisione di nominarlo presidente permanete della nuova Unione europea è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles. A organizzare la cena, cui ha partecipato lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali. Era presente, ovvio, Henry Kissinger. Van Rompuy è stato presentato e garantito dal visconte Etienne Davignon, uno dei fondatori del Bilderberg, potente e discretissima figura del potere a Bruxelles, che è stato vice-commissario europeo negli anni ’80.
Van Rompuy, nonostante il suo apparente basso profilo, come da molti è stato detto, è da tempo un frequentatore sia del Bilderberg Club che della Commissione Trilaterale, altro potente organismo sovranazionale fondato e presieduto da David Rockefeller.
Ce n'é quanto basta per essere preoccupati. Ma, ciò che ulteriormente preoccupa è che di queste cose ben pochi
Il Vaticano aspetta le prime mosse
del "cattolico adulto" Van Rompuy
di Gianfranco Amato*
* Presidente di Scienza e Vita di Grosseto
L’Occidentale 23 Novembre 2009
Herman Van Rompuy chi è costui? Questo Carneade della politica internazionale è appena stato nominato primo presidente dell’Unione europea. Cattolico, moderato, atlantista, Van Rompuy rivendica le radici giudaico-cristiane dell’Europa ed è scettico sull’ingresso nell’Unione della Turchia. Ottimo mediatore – al punto da vedersi affibbiato il soprannome di “orologiaio dei compromessi impossibili” –, dicono che ami proclamare in pubblico la propria ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa. Ce n’è quanto basta per suscitare i facili entusiasmi dei cattolici di casa nostra. Eppure, la Santa Sede ha accolto la notizia della nomina con prudentissima cautela. Eh sì, perché quel Van Rompuy è lo stesso Van Rompuy che oggi ricopre la carica di primo ministro del Belgio.
Il Vaticano non ha dimenticato quella sgradita visita che il 15 aprile scorso l’ambasciatore belga fece al ministro degli Esteri vaticano Mons. Dominique Mamberti per trasmettergli la risoluzione del parlamento di Bruxelles contenente la «condanna delle dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa» e la conseguente nota di protesta ufficiale presso la Santa Sede. Neppure la Spagna zapaterista o la laicissima Francia erano mai arrivate a tanto. La risoluzione di condanna contro Benedetto XVI è stata approvata dal parlamento belga il 3 aprile 2009 con 95 voti a favore (compresi i cristiano-democratici fiamminghi, cui appartiene il premier Van Rompuy), 18 contrari (nazionalisti fiamminghi insieme all’estrema destra) e 7 astenuti. Il Vaticano non ha neppure scordato le parole che in quella occasione pronunciò lo stesso Van Ropuy a difesa della condanna: «Non spetta al Papa mettere in dubbio le politiche della sanità pubblica, che godono di unanime sostegno e ogni giorno salvano delle vite».
Dura e piccata fu la replica della Segreteria di Stato della Santa Sede attraverso una nota che, dopo aver parlato di «campagna denigratoria» contro Benedetto XVI, arrivò a «deplorare il fatto che una assemblea parlamentare abbia creduto opportuno criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa». Anche l’Osservatore Romano non fu tenero: «L’ovvio e dovuto rispetto per un’istituzione di rappresentanza democratica non deve far dimenticare quello altrettanto doveroso nei confronti della libertà di espressione di un’autorità religiosa alla quale fanno riferimento oltre un miliardo di donne e di uomini in tutto il mondo, soprattutto quando le sue affermazioni non risultano comprese nella loro intenzione».
L’episodio della reprimenda belga contro la Chiesa Cattolica, e l’atteggiamento tenuto da Van Rompuy in quell’occasione, non fa certo sperare bene per i cattolici, se si considera che il Parlamento europeo ha condannato il Papa e la Santa Sede per violazione dei diritti umani una trentina di volte, mentre Paesi del calibro di Cuba e Cina non hanno subito più di una decina di reprimende da parte di Bruxelles. Sommando relazioni, proposte di risoluzione, interrogazioni e dichiarazioni scritte presentate da parlamentari europei negli ultimi tredici anni, si arrivano a quantificare più di 60 attacchi alla Santa Sede ed alla Chiesa cattolica, sempre oggetto del tentativo di farla apparire come un pericoloso covo di fondamentalisti.
L’Europa che Van Rompuy dovrà rappresentare è la stessa che ha giudicato «deplorevoli le ingerenze della Chiesa e delle comunità religiose nella vita pubblica e politica degli Stati, in particolare quando mirano a limitare i diritti umani e le libertà fondamentali, come in campo sessuale e riproduttivo, o quando incitano ed incoraggiano discriminazioni» e che ha deplorato le chiese che propugnano «l´esclusione delle donne dai posti di comando nella gerarchia» (risoluzione 13.3.2002). Durante il triste episodio della risoluzione parlamentare belga, l’intervento del cristiano-democratico Van Rompuy si limitò a stemperare la formula iniziale della condanna che parlava di «affermazioni pericolose e irresponsabili», ottenendo che fosse cambiata in «affermazioni inaccettabili». Un compromesso al ribasso che non può certo fare onore a chi si candida a rappresentare l’Unione Europea.
Ma cosa aveva detto esattamente il Papa al giornalista Philippe Visseyrias di France 2 durante quel viaggio in Africa? Questa era stata la domanda: «Santità, la posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro l’Aids viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?». E questa è stata la risposta data a braccio: «Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tante altre cose, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati (…). Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari. Se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno».
Sono queste le parole ritenute inaccettabili dal “cattolico” Van Rompuy, al punto da meritare la condanna ufficiale attraverso un atto parlamentare. Non pare davvero un buon inizio per questa povera Unione Europea.
(www.chiesa) Cristiani per la vita e contro Washington
E il tiranno tremò di fronte alla voce del popolo
Manhattan Declaration Executive Summary
La "Dichiarazione di Manhattan": il manifesto che scuote l'America
L'hanno sottoscritta leader cattolici, protestanti, ortodossi, uniti nel difendere la vita e la famiglia. Con la Casa Bianca nel mirino. In Europa l'avrebbero bollata come una "ingerenza" politica della Chiesa
Il testo abbreviato, diffuso assieme al testo integrale della "Dichiarazione".
20 novembre 2009
I cristiani, quando hanno dato vita ai più alti ideali della loro fede, hanno difeso il debole e il vulnerabile e hanno lavorato instancabilmente per proteggere e rafforzare le istituzioni vitali della società civile, a cominciare dalla famiglia.
Noi siamo cristiani ortodossi, cattolici ed evangelici che si sono uniti nell'ora presente per riaffermare le verità fondamentali della giustizia e del bene comune, e per lanciare un appello ai nostri concittadini, credenti e non credenti, affinché si uniscano a noi nel difenderli. Queste verità sono (1) la sacralità della vita umana, (2) la dignità del matrimonio come unione coniugale tra marito e moglie, e (3) i diritti di coscienza e di libertà religiosa. In quanto queste verità sono fondative della dignità umana e del benessere della società, esse sono inviolabili e innegoziabili. Poiché esse sono sempre più sotto attacco da parte di forze potenti nella nostra cultura, noi ci sentiamo in dovere oggi di parlare a voce alta in loro difesa e di impegnare noi stessi a onorarle pienamente, non importa quali pressioni siano esercitate su di noi e sulle nostre istituzioni affinché le abbandoniano o le pieghiamo a compromessi. Noi prendiamo questo impegno non come partigiani di un gruppo politico ma come seguaci di Gesù Cristo, il Signore crocifisso e risorto, che è la Via, la Verità e la Vita.
Vita umana
Le vite dei nascituri, dei disabili e dei vecchi sono sempre più minacciate. Mentre l'opinione pubblica si muove in direzione pro-life, forze potenti e determinate lavorano per promuovere l'aborto, la ricerca distruttiva degli embrioni, il suicidio assistito e l'eutanasia. Nonostante la protezione del debole e del vulnerabile sia il dovere primo di un governo, il potere di governo è oggi spesso guadagnato alla causa della promozione di quella che Giovanni Paolo II ha chiamato "la cultura della morte". Noi ci impegniamo a lavorare incessantemente per l'eguale protezione di ogni essere umano innocente ad ogni stadio del suo sviluppo e in qualsiasi condizione. Noi rifiuteremo di consentire a noi stessi e alle nostre istituzioni di essere implicati nel cancellare una vita umana e sosterremo in tutti i modi possibili coloro che, in coscienza, faranno la stessa cosa.
Matrimonio
L'istituto del matrimonio, già ferito da promiscuità, infedeltà e divorzio, corre il rischio di essere ridefinito e quindi sovvertito. Il matrimonio è l'istituto originario e più importante per sostenere la salute, l'educazione e il benessere di tutti. Dove il matrimonio è eroso, le patologie sociali aumentano. La spinta a ridefinire il matrimonio è un sintomo, piuttosto che la causa, di un'erosione della cultura del matrimonio. Essa riflette una perdita di comprensione del significato del matrimonio così come è incorporato sia nella nostra legge civile, sia nelle nostre tradizioni religiose. È decisivo che tale spinta trovi resistenza, poiché cedere ad essa vorrebbe dire abbandonare la possibilità di ridar vita a una giusta concezione del matrimonio e, con essa, alla speranza di ricostruire una corretta cultura del matrimonio. Questo bloccherebbe la strada alla credenza falsa e distruttiva che il matrimonio coincida con un'avventura sentimentale e altre soddisfazioni per persone adulte, e non, per sua natura intrinseca, con quell'unico carattere e valore di atti e relazione il cui significato è dato dalla sua capacità di generare, promuovere e proteggere la vita. Il matrimonio non è una "costruzione sociale" ma è piuttosto una realtà oggettiva – l'unione pattizia tra un marito e una moglie – che è dovere della legge riconoscere, onorare e proteggere.
Libertà religiosa
Libertà di religione e diritti della coscienza sono gravemente in pericolo. La minaccia a questi principi fondamentali di giustizia è evidente negli sforzi di indebolire o eliminare l'obiezione di coscienza per gli operatori e gli istituti sanitari, e nelle disposizioni antidiscriminazione che sono usate come armi per forzare le istituzioni religiose, gli enti di assistenza, le imprese economiche e i fornitori di servizi sia ad accettare (e anche a facilitare) attività e rapporti da essi giudicati immorali, oppure di essere messi fuori. Gli attacchi alla libertà religiosa sono pesanti minacce non solo a persone singole, ma anche a istituzioni della società civile che comprendono famiglie, enti di assistenza e comunità religiose. La salvaguardia di queste istituzioni provvede un indispensabile riparo da prepotenti poteri di governo ed è essenziale affinché fiorisca ogni altra istituzione su cui la società si appoggia, incluso lo stesso governo.
Leggi ingiuste
Come cristiani, crediamo nella legge e rispettiamo l'autorità dei governanti terreni. Riteniamo che sia uno speciale privilegio vivere in una società democratica dove le esigenze morali della legge su di noi sono anche più forti in virtù dei diritti di tutti i cittadini di partecipare al processo politico. Ma anche in un regime democratico le leggi possono essere ingiuste. E fin dalle origini la nostra fede ha insegnato che la disobbedienza civile è richiesta di fronte a leggi gravemente ingiuste o a leggi che pretendano che noi facciamo ciò che è ingiusto oppure immorale. Simili leggi mancano del potere di obbligare in coscienza poiché esse non possono rivendicare nessuna autorità oltre a quella della mera volontà umana.
Pertanto, si sappia che non acconsentiremo a nessun editto che obblighi noi o le istituzioni che guidiamo a compiere o a consentire aborti, ricerche distruttive dell'embrione, suicidi assistiti, eutanasie o qualsiasi altro atto che violi i principi della profonda, intrinseca ed eguale dignità di ogni membro della famiglia umana.
Inoltre, si sappia che non ci faremo ridurre al silenzio o all'acquiescenza o alla violazione delle nostre coscienze da qualsiasi potere sulla terra, sia esso culturale o politico, indipendentemente dalle conseguenze su noi stessi.
Noi daremo a Cesare ciò che è di Cesare, in tutto e con generosità. Ma in nessuna circostanza noi daremo a Cesare ciò che è di Dio.
La prima e non l'ultima immagine di mons. Giovanni Volpi:

Il 68 ha fallito…rovesciamolo!!!
Rottamiamo la IV Rivoluzione che, benché ruggisca ancora, è oramai ai titoli di coda.
Una premessa importante:
Berkeley 1964.
Dal 1955 gli Stati Uniti erano agitati dal Civil Rights Movement, un movimento popolare che chiedeva diritti civili per le persone di colore come primo passo verso una democrazia più libera ed ugualitaria. Oltre ai democratici e riformisti di vario genere, il movimento era fiancheggiato anche da diversi settori della sinistra, compreso il Partito Comunista Americano. Non pochi cattolici, inquinati da quel “cattolicesimo politico”, covato nelle nuove correnti teologiche neomoderniste, vi partecipavano con ardore.
Un tale cattolico progressista era l’italo-americano Mario Savio, studente nell’Università di California a Berkeley. Nel settembre 1964, tornando da un giro di proteste nel Mississippi, si mise alla testa di una rivolta studentesca che si sparse poi per altri campus, sotto l’egida del Free Speeech Movement. La rivolta galvanizzò un ambiente già surriscaldato dalla controcultura beat e hippie, innescando la serie di rivoluzioni giovanili che segneranno tutto il decennio, raggiungendo l’acmè nel maggio 1968 della Sorbonne a Parigi.
CONTIUNA…
Il ritorno dell’aquila
a due teste.
Obama e Blair:
il messianismo reinterpretato.
Di mons. Michel Schooyans
Riportiamo il discorso di mons. Michel Schooyans, professore emerito di Filosofia Politica e Ideologie contemporanee all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), tenuto alla riunione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
il 1 maggio 2009
L’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti ha suscitato numerose aspettative in tutto il mondo [non da parte nostra che lo abbiamo rigettato subito come impostore N.d.R.]. Negli Stati Uniti gli elettori hanno votato per un presidente giovane, meticcio e brillante; ci si aspetta da lui che, secondo le sue promesse, corregga gli errori del presidente che lo ha preceduto [qui è lapalissiano che non siamo per nulla d’accordo con mons. Schooyans N.d.R.].
Sono state utilizzate delle formule anche eccessive, affermando, ad esempio, che era venuta l’ora di riedificare gli Stati Uniti o di riorganizzare l’ordine internazionale. Si noterà qui l’influenza di Saul D. Alinsky (1909-1972), uno dei maestri del pensiero del nuovo [presidente] e di Hillary Clinton. Non hanno mancato di zelo gli ammiratori del vivace neoeletto, che hanno detronizzato lo sventurato presidente George W. Bush, invocando che sia distrutta il più presto possibile la politica che aveva sviluppato. Ora, l’amministrazione Bush, che pure non manca di meriti [moltissimi N.d.R.], si caratterizza per dei fallimenti riconosciuti anche nella cerchia più stretta di questo presidente [Quali fallimenti? Nessuno. Solo errori congiunturali dovuti all’eccesiva influenza dei neocons di matrice sinistrorsa. Quelli come Powell, poi, sono solo traditori, non uomini dell’augusto presidente Bush N.d.R.]. Tuttavia, su un punto essenziale e fondamentale, il Presidente Bush [che Dio Onnipotente lo benedica per questo sempre N.d.R.] ha promosso una politica meritevole di rispetto e di continuità: ha offerto all’essere umano non nato, così come la personale medico, una protezione giuridica, senza dubbio insufficiente [o per meglio dire perfettibile N.d.R.], ma efficace.
Una nuova forma di razzismo negli USA.
Gli elettori che hanno portato Barack Obama alla [presidenza] non hanno percepito la debolezza e l’ambiguità delle dichiarazioni fatte dal loro candidato a proposito di questo punto decisivo [Diciamo più chiaramente che sono stati presi in giro da Obama e McCain non ha saputo – o voluto – smascherare il giovin signore dell’Illinois su un tema così delicato e centrale N.d.R.]. Più ancora, una volta eletto, una delle prime misure di Barck Obama è stata quella di revocare le disposizioni prese dal Presidente Bush per proteggere il diritto alla vita dell’essere umano non nato. Obama, infatti, reintroduce così il diritto a discriminare, a “mettere da parte” alcuni esseri umani. Con lui, il diritto di ogni individuo umano alla vita e alla libertà non è più riconosciuto né tantomeno protetto. Hussein Obama, di conseguenza, contesta l’argomentazione che è stata invocata dai suoi stessi fratelli di razza nel momento in cui rivendicavano, a giusto titolo, che fosse riconosciuto il diritto di tutti alla stessa dignità, all’uguaglianza e alla libertà. Nella sua variante prenatale, il razzismo è stato restaurato negli Stati Uniti.
Gli USA verso il totalitarismo.
Barack Obama trascina così il diritto in un processo di regressione che altera la qualità democratica della società che l’ha eletto. Di fatto, una società che si dice democratica, nella quale i governanti, invocando “nuovi diritti” soggettivi, permettono l’eliminazione di talune categorie di esseri umani, è una società che è già avviata sulla strada del totalitarismo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 46 milioni di aborti sono effettuati ogni anno nel mondo. Revocando delle disposizioni giuridiche che proteggono la vita, Obama va ad allungare la lista funebre delle vittime di leggi criminali. Il cammino è aperto perché l’aborto diventi legalmente esigibile. Lo stesso diritto potrà essere affondato nell’indegnità qualora fosse strumentalizzato e sospinto a legalizzare qualsiasi cosa e mezzo, , per esempio, al servizio di un programma di eliminazione di innocenti. A partire da qui, la realtà dell’essere umano non ha più in sé alcuna importanza. La conseguenza evidente del cambiamento deciso da Obama è che il numero di aborti va ad aumentare nel mondo. Il Presidente Bush aveva tagliato le sovvenzioni destinate a programmi comportanti l’aborto, in particolare al di fuori degli Stati Uniti. La revoca di questa misura da parte della nuova amministrazione limita il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza e permette ad Obama di aumentare i sussidi erogati a organizzazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, che sviluppano dei programmi di controllo della natalità, di “maternità senza rischio”, di “sanità riproduttiva” che includono l’aborto tra i metodi contraccettivi e lo promuovono.
Barack Obama apparirà, dunque, inevitabilmente come uno dei principali responsabili dell’invecchiamento della popolazione degli Stati Uniti e delle nazioni “beneficiarie” di programmi di controllo della natalità presentati come condizione previa allo sviluppo. Come un leader politico bene informato può ignorare che una società che abortisce i suoi figli è una società che abortisce il suo avvenire? La misura presa da Barack Obama è destinata ad avere ripercussioni sul piano mondiale. Il “messianismo” nordamericano tradizionale si vantava di offrire al mondo il miglior metodo di democrazia. Con il permesso di uccidere legalmente degli innocenti, questa pretesa è sulla via di oscurarsi.
Al suo posto emerge “un messianismo” che annuncia l’estinzione dei principi morali scritti nella Dichiarazione d’Indipendenza (1776) e nella Costituzione degli Stati Uniti (1787). D’ora in avanti il riferimento al Creatore è rigettato. Nessuna realtà umana s’impone più in virtù della sua dignità intrinseca. Prevale ormai la volontà presidenziale [totalitaria N.d.R.]. Stando alle stesse parole, il presidente non dovrà più riferirsi a delle tradizioni morali e religiose dell’umanità. La sua volontà è fonte di legge. A proposito, che pensa il Congresso Americano?
Ora, dato che gli Stati Uniti hanno il maggior peso nelle relazioni internazionali, bilaterali e multilaterali, e specialmente nel quadro dell’ONU, si può prevedere che presto o tardi l’aborto sarà presentato all’ONU come un “nuovo diritto umano”, un diritto che permette di esigere l’aborto. Ne conseguirà che non vi sarà più posto, nel diritto, per l’obiezione di coscienza. Questo stesso processo permetterà al presidente di manifestare la sua volontà d’includere nella lista “altri nuovi diritti” soggettivi, come l’eutanasia, l’omosessualità, la droga, ecc…
Rifare le religioni? Rifare il cristianesimo?
In questi programmi, Barack Obama potrà contare sull’appoggio della coppia Tony Blair e Chérie Booth. Il think tank fondato dall’ex primo ministro britannico sotto il nome di Tony Blair Faith Foundation avrà, tra le sue ambizioni, quella di riedificare le grandi religioni, come il suo collega Obama riedificherà la società mondiale. Con questo scopo, la fondazione in oggetto dovrà espandere i “nuovi diritti”, utilizzando a questo fine le religioni del mondo e adattando queste ai loro nuovi compiti. Le religioni dovranno essere ridotte allo stesso comune denominatore, vale a dire svuotate della loro identità. Ciò non potrà farsi non grazie all’instaurazione di un diritto internazionale ispirato a Hans Kelsen (1881-1973) e chiamato a convalidare tutti i diritti propri delle nazioni sovrane. Questo diritto dovrà anche imporsi alle religioni del mondo in modo che la nuova “fede” sia il principio unificatore della nuova società mondiale. Questa “nuova fede”, questo principio unificatore, dovrà permettere di far avanzare i Millenium Development Goals. Tra questi obbiettivi figurano al numero 3: «Promote gender equality and empower women» e al numero 5: «Improve maternal health». Sappiamo bene ciò che coprono e implicano queste espressioni. Per far decollare il programma della Foundation, è stata annunciata una campagna contro la malaria. Essa fa parte dell’obbiettivo 6: «Combat HIV/AIDS, malaria and other diseases». Questo annuncio è fatto in modo che, sottoscrivendo questa campagna, si sottoscrive insieme gli obbiettivi del Millenario. Di fatto, il progetto di Tony Blair prolunga e amplifica la United Religions Initiative, apparsa diversi anni fa. Prolunga, inoltre, la Dichiarazione per un’Etica planetaria di cui Hans Küng è uno dei principali ispiratori. Questo piano non potrà realizzarsi che a prezzo del sacrificio della libertà religiosa, dell’imposizione di una lettura “politicamente corretta” delle Sacre Scritture e del sabotaggio dei fondamenti naturali del diritto. Già Machiavelli raccomandava l’utilizzo della religione a fini politici…
La “conversione” molto propagandata dell’ex Primo Ministro britannico al cattolicesimo, così come la sua intervista alla rivista gay Attitude dell’aprile del 2009, permettono di capire ancor meglio le intenzioni di Tony Blair a riguardo delle religioni, a cominciare dalla religione cattolica. I discorsi del Santo Padre sul preservativo appartengono ad un’altra generazione. Il fresco “convertito” non esita a spiegare al Papa non solo ciò che deve dire, ma anche quello in cui deve credere! È cattolico? Blair non crede all’autorità del Papa. Eccovi così ritornati ai tempi di Hobbes, per non dire di Cromwell: è il potere civile che definisce ciò in cui si deve credere. La religione è svuotata del suo contenuto proprio, della sua dottrina; non rimane che un residuo di morale, definito dal Leviatano. Non si dice che occorre negare Dio, ma d’ora in avanti Dio non ha più nulla a che fare con la storia degli uomini e dei loro diritti: si ritorna al deismo. Dio è sostituito dal Leviatano. Spetta a questo definire, se lo vuole, una religione civile. A lui, d’interpretare, se e come lo vuole, i testi religiosi. La questione della verità delle religione non ha più alcuna pertinenza. I testi religiosi, e in particolare biblici, devono essere compresi nel loro senso puramente metaforico; è ciò che raccomanda Hobbes (III, XXXVI). Al limite, solo il Leviatano può interpretare le Scritture. Occorre, inoltre, riformare le istituzioni religiose per adattarle al cambiamento. Occorre prendere in ostaggio alcune personalità religiose, chiamate a convalidare la propria fede secolarizzata, quella della civil partnership.
I diritti dell’uomo sono come sono concepiti nella tradizione realista sono qui passati a fil di spada. Tutto è relativo. Dei diritti non restano che quelli definiti dal Leviatano. Come scrive Hobbes: «la legge di natura e la legge civile si contengono l’una nell’altra e sono di uguale estensione»(I, XXVI, 4). Della verità non resta che quella enunciata dallo stesso Leviatano. Solo lui decide come il cambiamento deve essere compiuto.
Il ritorno dell’aquila a due teste.
Il progetto Blair non può realizzarsi senza rimettere in questione la distinzione e i rapporti tra la Chiesa e lo Stato. Questo progetto rischia di farci regredire a un’epoca in cui il potere politico s’attribuiva la missione di promuovere una confessione religiosa o di cambiarla. Nel caso della Tony Blair Faith Foundation, si tratterebbe di promuovere una e una sola confessione religiosa, che un potere politico universale, globale, imporrebbe all’insieme del mondo.
Ricordiamo che il progetto Blair, impregnato di New Age, è stato preparato ideologicamente sia dalla United Religions Initiative sia dalla Dichiarazione per l’etica planetaria prima citate, ed è appoggiata da numerose fondazioni similari. Questo progetto ricorda evidentemente la storia dell’anglicanesimo e della sua fondazione da parte del defensor fidei Enrico VIII. Il progetto delle religioni unite e ridotte a un comune denominatore è, tuttavia, più criticabile di quanto fosse il progetto di Enrico VIII. In effetti, la realizzazione di questo progetto postula la messa in opera di un governo mondiale e di una polizia globale delle idee. Come si è visto a proposito di Barack Obama, gli architetti del governo mondiale si dedicano ad imporre un sistema di positivismo giuridico che fa procedere il diritto da una volontà suprema, dalla quale dipende la convalida dei diritti particolari. Insomma, se mai dovesse realizzarsi il progetto di Blair, gli agenti del governo mondiale imporrebbero, con un nuovo Atto di Supremazia, una religione unica, convalidata dagli interpreti della volontà suprema, il cui Vicario generale è forse già stato scovato (Hobbes, III, XXXVI).
Ciò che rivela l’analisi delle decisioni di Barack Obama e del progetto di Tony Blair è che si profila l’alleanza di due volontà convergenti, miranti l’una a soggiogare il diritto, l’altra a soggiogare la religione. Questa è la nuova versione dell’aquila a due teste. Diritto e religione sono strumentalizzati per legittimare qualche cosa. Questa doppia strumentalizzazione è mortale per la comunità umana. È ciò che risulta da diverse esperienze realizzate nel quadro dello stato-provvidenza. Questo, a forza di voler piacere agli individui, ha moltiplicato i “diritti” soggettivi di condiscendenza, per esempio in materia di divorzio, di sessualità, di famiglia, di popolazione ecc…Ma così facendo, questo stato-provvidenza ha creato innumerevoli problemi che è incapace di risolvere. Con l’estensione di questi diritti di condiscendenza su scala mondiale, i problemi precarizzazione e marginalizzazione si moltiplicano a tal punto che nessun governo mondiale potrà risolverli.
Lo stesso per la religione. Da quando è acquisita la separazione tra la Chiesa e lo Stato, è inammissibile che lo Stato si serva della religione per rafforzare il suo dominio sui cuori, i corpi e le coscienze. Come dice l’arcivescovo Roland Minnerath, lo Stato non può incatenare la verità religiosa e deve anche garantirne la libera ricerca.
Verso un terrorismo politico-giuridico.
Per questi canali e con l’appoggio della coppia Blair, il senatore-giurista Obama si appresta a lanciare un nuovo messianismo nordamericano, totalmente secolarizzato. Egli beneficia in ciò dell’appoggio del suo fedele sodale, candidato presunto alla presidenza dell’unione Europea. La volontà suprema del “presidente” degli Stati Uniti convaliderà il diritto delle nazioni e il diritto delle relazioni tra le nazioni. Sulle sue orme, i “Trentanove Articoli” della nuova religione saranno promulgati dal suo collega britannico. A partire dalla sommità di questa piramide, la volontà del Principe è destinata a circolare per i canali internazionali dell’ONU e a raggiungere i canali nazionali particolari. In prospettiva questo processo, come si può intuire, spegne l’autorità dei parlamenti nazionali, abolisce l’autorità degli esecutivi e rovina l’indipendenza del potere giudiziario.
È per queste ragioni che, nella logica di Obama il ruolo di un tribunale penale internazionale è chiamato ad estendersi, e che esso deve essere armato per reprimere i recalcitranti – ad esempio i cattolici – che rifiutano questa visione del potere e del diritto, di un diritto reso vassallo del Potere. Come non vedere questa verità abbagliante: che noi assistiamo all’emergere di un terrorismo politico-giuridico senza precedenti nella Storia?
Per finire, facciamo lo sforzo di ricordare che la Chiesa non ha il monopolio del rispetto del diritto umano alla vita. Questo rispetto è proclamato dalle più grandi tradizioni morali e religiose dell’umanità, spesso anteriori al cristianesimo. La Chiesa riconosce pienamente il valore degli argomenti forniti dalla ragione a favore della vita umana. Come l’arcivescovo Minnerath ha mirabilmente mostrato, la Chiesa completa e consolida questa argomentazione, avvalendosi dell’apporto della teologia: rispetto della creazione; l’uomo immagine di Dio; amore del prossimo, nuovo comandamento ecc…Questi argomenti sono frequentemente esposti nelle dichiarazioni della Chiesa e nei numerosi documenti cristiani sulla questione.
Ma quando le più alte autorità delle nazioni e persino della prima potenza mondiale, vacillano di fronte al rispetto del diritto umano fondamentale, è un dovere per la Chiesa fare appello a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà perché si uniscano al fine di costituire un fronte unico per difendere la vita di ogni essere umano. La prima attitudine che s’impone a tutti, secondo le responsabilità di ciascuno, è l’obiezione di coscienza, che d’altra parte Obama vuole circoscrivere [no proprio de facto abolire N.d.R.]. Ma questa obiezione deve essere completata da un impegno ad agire nella sfera politica, nei media e nelle università. La mobilitazione deve essere generale e darsi come scopo l’obbiettivo centrale di tutta la morale, e specialmente di tutta la morale cattolica: riconoscere e amare il prossimo, a cominciare dal prossimo più vicino e vulnerabile.
"Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga..., non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro".
(S.Ilario di Poitiers, V sec. d. C.)
Quando si considerino attentamente queste abominevoli dottrine è impossibile non ravvisare in esse il segno misterioso, ma visibile che gli errori debbono avere nei tempi apocalittici.
Se un religioso timore non mi impedisse di gettare uno sguardo su quei tempi tremendi, non mi sarebbe difficile dimostrare con precise argomentazioni la tesi che il grande impero anticristiano sarà un colossale impero demagogico, retto da un plebeo di satanica grandezza, che sarà l’Uomo del peccato
(Juan Donoso Cortés, Lettera al cardinal Fornari, 1852)
"Buoni e cattivi si aspettano senza distinzione un terribile cataclisma. Ma quando il mare si sarà calmato, voi vedrete la barca di S. Pietro proseguire la sua rotta con tutta sicurezza, più gloriosa e più bella che mai! Quante navi di Stato, quanti vascelli di regni, d'imperi e di repubbliche non saranno più che un cumulo di resti galleggianti, buoni tutto al più ad essere gettati nel fuoco! Prepariamoci a nuove prove colla preghiera e colla penitenza. Noi felici di trovarci in quest'arca santa che si ride di tutti i venti e sfida le tempeste. Esclamiamo con S. Cipriano: Gubernator in tempestate dignoscitur, in arce miles probatur ... Quanta sublimitas inter ruinas generis humani stare erectum!"
(Pio IX a mons. Gaudenzi, vescovo di Vigevano, 1863)
Un’altra Obamata
Per favore qualcuno faccia finire questa farsa dilettantesca.
Di Vandeano2005
Non so se sia vero, ma verosimile sicuramente sì. Amici in questi giorni mi hanno riferito che nell’ultima puntata della trasmissione Voyager su Rai2 il conduttore, con piglio sicuro e certo, avrebbe affermato che il 27 novembre p.v. mister Barack Hussein Obama renderà noti tutti i documenti top secret riguardanti il fenomeno ufo, fino ad oggi tenuti nascosti dalle precedenti amministrazioni. Oh, meraviglia!!! Oh, somma Bontà!!!! Obama non sa più che pesci prendere per rimanere su nei sondaggi e nell’adempimento del programma “Come ti sfascio l’America e la trasformo da superpotenza a recesso del nuovo Impero”. Sì perché è chiaro l’interno del giovin signore dell’Illinois: far trastullate l’opinione pubblica su ufo e cretinate varie e intanto far passare zitto zitto una Rivoluzione etico-culturale che stupra il vero volto degli USA. Ma a chi la vuole dare a bere la Pelosi-pelosa, che l’aborto gratis è stato stralciato? Uscito dalla porta ritornerà dalla finestra. Solo certi gonzi di pesudocattolici conciliari possono bersi questa balla.
E intanto Obama, sconfitto nell’ultima tornata elettorale anche nelle sue roccaforti, cerca di salvare capre e cavoli. Ma come? I democratici moderati eletti in zone conservatrici e rurali, contrarie alla suddetta Rivoluzione, o si oppongono e affondano la pseudo riforma, o ne sono conniventi. Credono, facendo i ladri di Pisa con Obama, di salvare il loro seggio? Con l’impatto devastante che la Rivoluzione avrà, credo che la gente comprenderà bene di chi è la colpa. E allora…
E Obama? È un poveraccio che naviga a vista, schiavo dei sondaggi e burattino nelle mani dei Mangiafuoco mondialisti, con la missione – ci auguriamo impossibile – di trasformare gli USA in deserto morale e politico. Cosa s’inventerà Obama in futuro? Un Mercatale di biologico a cura della consorte ortolana? O un reality show ambientato alla ex Casa Bianca?
Si dice che La Corrida con Gerry Scotti quest’anno non si farà, perché l’anno scorso ha avuto un collasso di spettatori. Merito della Carlucci e di Belli e del loro campionario di pomodori verdi fritti fritti? No! La realtà è che i dilettanti allo sbaraglio, degni di fischi supersonici si sono trasferiti oltre oceano. E il capocomico si chiama…..non ricordo….a sì Hussein Osama, pardon Obama.
A un anno dalla tragedia: i giacobini servi dell’Anticristo okkupano l’America.
(4 novembre 2008/4 novembre 2009) [3]
Vos ex patre diabolo estis
et desideria patris vestri vultis facere.
Ille homicida erat ab initio
Et in veritate in stetit…
(Io VIII,44)
La Verità dietro alle menzogne
del servus servorum Antichristi.
In autunno si riproporrà negli Stati Uniti la grande battaglia culturale e morale sull’aborto, una questione che ormai divide profondamente il popolo americano e il Palazzo liberal-mondialista. Allora si confermerà o meno ciò che ora è ben più di un forte sospetto: che con le sue arti di persuasione, Obama gira il mondo seminando promesse ambigue puntualmente smentite da fatti concreti.
Di Giacomo Monti.
Il fenomeno Obama si trova davanti a uno di quei paradossi di cui la storia americana è ricca e che possono determinare tutto il corso di una presidenza. Basti pensare a quanto accaduto a George W. Bush: popolare come nessuno dopo l’11 settembre 2001, precipitato nei consensi nel 2008 [La Storia e il Signore della Storia renderà giustizia al suo fedele servitore di qua come nell’aldilà. W Re George II d’America!!!! N.d.R.]. Obama ha, seppure in calo rispetto a qualche mese fa, un grande consenso fra i suoi concittadini e riscuote un plauso ancor più vasto nei grandi media del suo Paese e del mondo. Eppure il suo linguaggio oculatamente misurato e non di rado ambigua, rivela quanto gli sia difficile portare avanti il suo programma decisamente liberal. Di sicuro sta facendo tutto il possibile per evitare di imboccare la parabola discendente del suo predecessore.
Obama al bivio.
Agli inizi dell’anno scorso, un sondaggio Gallup ha rivelato che per la prima volta in circa 40 anni, cioè da quando fu emessa la sentenza Roe vs Wade della Corte Suprema, permettendo l’aborto legale negli Stati Uniti, gli americani che vi si oppongono sono più numerosi di quelli che l’appoggiano [Occorre sottolineare en passant che sui temi pro-life certi sondaggi procedono per difetto, ossia che il numero di anti-abortisti americani è di gran lunga superiore di quanto riportato dal sondaggio stesso N.d.R.].
Impossibile che la sinistra americana, i cosiddetti liberals, non ne tengano conto. Questa avveniva paradossalmente quando il congressista americano ritenuto più liberal rea appena salito alla Casa Bianca. Del resto, non solo in America bensì in tutto il mondo industrializzato, i dirigenti politici di sinistra incominciano a dire sempre più insistentemente che l’aborto non è mai un bene in sé, anzi, è una tragedia, accettato solo per evitare presunte disgrazie maggiori. Ben diversamente dall’atteggiamento dei loro consimili degli anni Sessanta, che predicavano un diritto spensierato e assoluto delle donne di gestire in totale libertà il loro grembo.
Stragrande maggioranza in favore dell’obiezione di coscienza.
A questa nuova maggioranza di americani – e forse anche di occidentali – che si oppone all’aborto legalizzato, si somma, nel caso degli Stati Uniti, una maggioranza ancor più vasta che rifiuta categoricamente di modificare il diritto all’obiezione di coscienza, garantito agli operatori sanitari che non vogliono vedersi coinvolti in aborti procurati.
Secondo quanto riferisce L’Osservatore Romano dell’11 aprile scorso, la portavoce dell’episcopato americano, Deindre McQuale, aveva reso noto un sondaggio condotto su incarico della Christian Medical Association (CMA) secondo il quale l’87% degli americani consultati dichiara che per loro è importante che «i professionisti impegnati nel sistema sanitario non vengano forzati a partecipare a procedure o pratiche su cui abbiano delle riserve morali».
Si sa che poco prima, l’appena eletto [presidente] senatore Obama si era mosso in Parlamento per cancellare una legge federale che concedeva questa garanzia e protezione, come viene chiamata in America, agli operatori sanitari. Si è trattato di una sorta di autogol. Infatti, secondo lo stesso sondaggio ordinato dalla CMA, tre quarti degli operatori sanitari dichiarava che, nel caso passasse la nuova regolamentazione, non avevano intenzione d’impegnarsi più nel servizio sanitario, specie nelle aree economiche più depresse del Paese. Tutta la filosofia della Riforma Sanitaria obaminana, cioè,l’idea in sé lodevole di allargare al massimo la copertura sanitaria ai più poveri, si sarebbe capovolta nel suo esatto contrario.
Una laurea honoris causae mal digerita.
In questo contesto e in mezzo a forti reazioni nel mondo cattolico, viene conferita la laurea honoris causae ad Obama in uno degli atenei cattolici del Paese, l’Università Notre Dame dell’Indiana. Lo scaltro [ma soprattutto satanicamente menzognero N.d..R.] politico di Chicago, che è anche un forbito avvolgente oratore e conversatore, ha giudicato conveniente riformulare la sua posizione. Nel suo discorso al campus di Notre-Dame ha assicurato che avrebbe rispettato l’obiezione di coscienza di chi, per motivi morali, si oppone all’aborto.
Ma i cattolici veramente svegli e consapevoli della situazione complessiva, hanno dubitato molto che alle parole sarebbero seguiti i fatti. Costoro pensano piuttosto a un espediente politico mirato ad ammorbidire le eventuali opposizioni. Infatti, il 16 luglio – mesi dopo la laurea a Notre-Dame e qualche giorno dopo la ben pubblicizzata visita di Obama al Papa – Bill Donohue, presidente dell’influente Catholic League, ha denunciato un doppio standard consistente da una parte nei discorsi di Obama e, dall’altra, nelle politiche che i congressisti democratici portano effettivamente avanti nel dibattito parlamentare. «Per essere precisi – ha dichiarato Donohue – proprio ieri [15 luglio N.d.R.] i democratici hanno bocciato un emendamento presentato dal senatore Tom Coburn per garantire l’obiezione di coscienza agli operatori sanitari. Siamo a un punto di rottura fra Obama e i cattolici. Le possibilità sono due: o Obama crede in quello che dice o non ci crede affatto [O forse non capisce neppure quello che dice e glielo suggeriscono altri N.d.R.]».
La fine dell’aborto a pagamento.
Un simile dubbio accompagna inevitabilmente le promesse formulate da Obama ai pro-life americani, nel senso di cercare un “terreno comune” per far diminuire il numero di aborti procurati nel Paese. Altrettanto avrebbe promesso, più impegnativamente questa volta, al Sommo Pontefice nella sua visita l’11 luglio scorso in Vaticano. Oggi Obama va dicendo a chi vuole sentire che «l’aborto mai è una decisione o una circostanza felice». Eppure in Parlamento i democratici lavorano per cancellare l’emendamento Hyde del 1976, rinnovato da allora ogni anno dalla legge di bilancio, che vieta di fornire gratuitamente l’aborto anche a donne poco abbienti, salvo nei casi di stupro e incesto.
Inoltre, la riforma sanitaria, vero emblema del governo Obama, anche se non parla mai esplicitamente di aborto, prevede il rifornimento gratuito di un “pacchetto di servizi essenziali”, che a nessun esperto legale sfugge che potrà includere anche, e massicciamente, gli aborti. L’Avvenire del 22 luglio scorso ha detto che questa ambiguità fra il testo presentato e certe dichiarazioni e fatti di esponenti democratici, hanno portato ad uno stallo, se non a un completo fallimento, il dialogo del famoso gruppo misto pro-life-pro-choice destinato a trovare “un terreno comune” [Non vi può essere compromesso fra Cristo e Belial N.d.R.].
Ovviamente, entrambe le misure, aborto gratuito e fine dell’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, non potranno fare altro che rendere più facile l’aborto in America. Dica quel che dica Obama.
Flagranti contraddizioni.
I cattolici chiedono a Obama un minimo di coerenza [Impossibile in quanto filius diaboli e operatore d’iniquità N.d.R.]: se l’aborto è un male, che senso ha sovvenzionarlo? Nessuno osa sovvenzionare l’inquinamento ambientale.
Infatti, ci informa Keith Fournier su Catholic Online il 7 luglio, i parlamentari obamisti hanno appena bocciato due emendamenti della Riforma Sanitaria proposti dai senatori Hatch ed Enzi, miranti a chiarire in modo netto che non ci potranno essere sovvenzioni pubbliche alla pratica abortiva. Una bocciatura questa – ci dice Fournier - «applaudita dall’amministrazione Obama» alla vigilia della disponibilità dimostrata al papa [Obama ha quindi preso in giro il Vicario di Cristo e con lui il Re dei Re. Anathema! Anathema! Anathema! N.d.R.]. Mons. William Murphy, vescovo di Rockville Centre e presidente della commissione episcopale sulla giustizia interna e lo sviluppo umano, ha voluto precisare l’obiezione della Chiesa al testo della riforma sanitaria di Obama: «nessuna riforma riguardante l’assistenza sanitaria dovrebbe obbligare a pagare per la distruzione della vita, sia che ciò avvenga attraverso il finanziamento governativo sia che accada attraverso una copertura assicurativa obbligatoria per quanto riguarda l’aborto» (L’Osservatore Romano 23-07-2009). Dal canto suo, il cardinale Justin Regali, arcivescovo di Philadelphia e presidente della Commissione per le attività pro-life dell’episcopato americano, ha messo in risalto, secondo il quotidiano vaticano del 2 luglio scorso, «le contraddizioni di un’amministrazione che ha dichiarato nel suo programma legislativo di adoperarsi per la riduzione del numero di aborti mentre membri del Congresso americano cercano in vari modi di aiutare gli abortisti, destinando loro soldi dei contribuenti a cui l’aborto ripugna per convinzioni morali oltre che religiose».
Obama parla bene [mica poi tanto N.d..R.] e razzola male.
Il corrispondente del Corriere della Sera dagli Stati Uniti, Alessandra Farkas, ha scritto il 21 luglio scorso: «Obama parla bene e razzola male? In tema di aborto sembrerebbe di sì»e riecheggia quanto già annunciato prima dal New York Times, cioè, che con la riforma sanitaria «i soldi dei contribuenti saranno usati per pagare gli aborti in America», elargendo fondi federali a «enti pubblici e associazioni private» a questo scopo. La giornalista del Corriere – tutt’altro che un’avversaria di Obama – aggiunge che l’intenzione formulata da Obama stesso al Papa di ridurre gli aborti fu praticamente smentita giorni dopo dal direttore del bilancio Peter Orszag. E il già menzionato leader cattolico Bill Donohue, sempre secondo la Farkas, puntualizza: «Nonostante la sua promessa di voler trovare un terreno comune, Obama non ha nessuna intenzione di scendere a compromessi[E neppure noi con lui N.d.R.]». Da parte sua, Douglas Johnson, direttore del National Right to Life Committee, si dice convinto che «questa riforma sanitaria sarebbe la più grande espansione dell’aborto dai tempi della Roe vs Wade, che nel 1973 legalizzò l’aborto».
Prima delle vacanze estive, Barack Hussein Obama ha deciso di ritirare dal Congresso il progetto di riforma sanitaria per ripresentarlo a settembre. Le spie d’allarme di un possibile smacco, nonostante la maggioranza numerica nelle Camere, arrivavano persino dall’interno del suo partito e soprattutto dall’elettorato democratico antiabortista. Una ventina di deputati democratici meno liberal, i cosiddetti blue dogs, si erano rivolti all’amministrazione chiedendo chiarimenti e garanzie proprio su questi due punti cruciali: il mantenimento dell’obiezione di coscienza per ragioni morali e la certezza di non destinare fondi federali all’aborto procurato.
Obama, che finora si è dimostrato per nulla molto vincolato dalle proprie parole, dando l’impressione di voler soprattutto guadagnare tempo per eliminare gli ostacoli, questa volta ha deciso prudentemente una ritirata dal campo. Un forte campanello d’allarme, non una sconfitta. Gli osservatori pensano che in autunno questa battaglia culturale e di civiltà si riproporrà con tutta la sua forza e virulenza. Gli esiti sono incerti, ma soprattutto le conseguenze saranno imprevedibili anche ai più navigati politologi.
Gadu bless Obama
God Bless America
Quando si considerino attentamente queste abominevoli dottrine è impossibile non ravvisare in esse il segno misterioso, ma visibile che gli errori debbono avere nei tempi apocalittici.
Se un religioso timore non mi impedisse di gettare uno sguardo su quei tempi tremendi, non mi sarebbe difficile dimostrare con precise argomentazioni la tesi che il grande impero anticristiano sarà un colossale impero demagogico, retto da un plebeo di satanica grandezza, che sarà l’Uomo del peccato
(Juan Donoso Cortés, Lettera al cardinal Fornari, 1852)
"È qui una necessità che diviene ogni giorno più evidente ... È il grido della pubblica salute di ritornare al punto che non si avrebbe dovuto mai abbandonare, a Colui che è la via, la verità e la vita non solo degli individui, ma dell'intera società umana. In questa società si tratta di reintegrare il Cristo Signore come nel suo dominio; bisogna che la vita, di cui è la sorgente, si spanda in tutti i membri ed in tutti gli elementi della società, che penetri nelle prescrizioni e nelle proibizioni delle leggi, nelle istituzioni popolari, nelle case di educazione, nel diritto coniugale, nei rapporti domestici, nella dimora del ricco e nel laboratorio dell'operaio. Non bisogna assolutamente dimenticarlo, sta qui la grande condizione di questa civiltà sì vivamente ricercata".
(Leone XIII, Enciclica, Sapientiae christianae)
Io so che nella menzogna passata era la menzogna presente, che dall’infame salotto di Voltaire si casca, col salotto e con tutta la casa, nella spelonca di Lenin [e poi nel boudoir di De Sade]
Domenico Giuliotti
Siate santamente intransigenti.
Tra l’errore e la Verità non può esservi transazione.
Non vi è connubio
fra Cristo e belial!
(Servo di Dio Giovanni Volpi, omelia Pasqua 1910)
A un anno dalla tragedia: i giacobini servi dell’Anticristo okkupano l’America.
(4 novembre 2008/4 novembre 2009) [2]
Vi perseguiteremo!
Il Governo americano mette
alle strette l’Università cattolica di Belmont.
Storico ateneo benedettino minacciato dal Governo americano per difendere i principi cattolici. Già nei fatti sta accadendo ciò che si teme possa avvenire in grande scala dopo l’approvazione della riforma sanitaria promossa dall’attuale amministrazione americana.
Di Thomas McKenna
In America il parlamento si ferma durante il mese di agosto. È il momento in cui, ferie a parte, i legislatori vanno a visitare i propri collegi elettorali. Tuttavia, queste vacanze estive sono state particolarmente lunghe e calde, anche a causa dei dibattiti che hanno affollato le sale comunali su tutto il territorio per esprimere serie riserve nei confronti della riforma sanitaria proposta dall’amministrazione Obama.
Una preoccupazione molto seria degli americani concerne il modo in cui questa riforma potrà incidere sulla vita umana nel grembo materno. Ci sono lungo tutto il Paese cattolici e persone di altre confessioni, nonché in genere persone di buona volontà, che ritengono che l’aborto non c’entri con la sanità e che stanno inviando messaggi ad alta voce. Insistono perché sia formulata un’esplicita protezione della vita in qualsiasi riforma sanitaria.
Il caso dell’Università cattolica di Belmont
Il rischio dell’attuale progetto privo di un esplicito statuto in favore dei nascituri sembra palesarsi alla luce di quanto sta capitando a una Università Cattolica a Belmont, nella Carolina del Nord.
Belmont Abbey College, questo il nome dell’Università, ha 1500 studenti all’incirca. Fondata da monaci benedettini nel 1876, essa e il monastero benedettino affianco sono elencati nel Registro Nazionale dei Siti Storici. I monaci svolgono ancora un ruolo attivo nell’ateneo. L’Università Belmont Abbey è una testimonianza eloquente della missione benedettina dell’ora et labora e nel ruolo da questa svolto nella nascita delle grandi università europee, come conseguenza della vita di studio dei monasteri nel Medioevo. Il monastero e i suoi campus sono, inoltre, un simbolo del dinamismo della fede, della vita e della cultura cattoliche in America.
L’Università professa apertamente l’insegnamento integrale del Magistero della Chiesa e mira a formare nei suoi laureandi una visione cattolica della realtà. Il dott. Bill Thierfelder, rettore dell’ateneo, è un cattolico praticante che ha sempre messo la sua fede al primo posto, contrassegnando la sua guida accademica con la promozione di uno stile di vita veramente umano e cristiano fra i professori e gli studenti.
Un caso recente, che chiama in prima persona l’amministrazione Obama, ha originato una battaglia legale dell’Università per mantenere i suoi princìpi cattolici. L’incidente, dai connotati assurdi, è iniziato nel 2007, quando un dirigente si è reso conto, un po’ tardivamente, che il contratto assicurativo dell’Università copriva potenzialmente il rifornimento di prodotti e procedure anti-vita e anti-famiglia, compreso l’aborto, la contraccezione, la sterilizzazione. L’Ateneo, impregnato dell’insegnamento non riformabile della Chiesa sulla santità della vita umana, ha disdetto le clausole del contratto sanitario riguardanti servizi e farmaci non conformi al detto Magistero. Il rettore Thierfelder spiegò la decisione in una lettera agli studenti, allo staff accademico e amministrativo e agli amici dell’Università. In essa asseriva: «L’insegnamento della Chiesa Cattolica in questi argomenti morali è chiaro. La responsabilità dell’Università di seguire la dottrina della Chiesa, in quanto ente patrocinato dai monaci dell’abbazia di Belmont, è ugualmente chiara. Non c’è, quindi, nessun’altra maniera di procedere se volevamo rimanere fedeli alla nostra missione e alla nostra identità di università cattolica».
La libertà di coscienza è davvero rispettata?
Trattandosi di una istituzione cattolica, l’eccezione prevista sia dalla legge statale che da quella federale sembrava scontata. O almeno così si poteva pensare. Tuttavia, otto impiegati hanno fatto ricorso alla EEOC (Equal Employment Opportunity Commission), cioè la Commissione per le Pari Opportunità lavorative.
Questo è il dipartimento del Governo Federale preposto al coordinamento delle attività anti-disciminatorie nei posti di lavoro. L’EEOC si occupa di rivedere i regolamenti e tutti i documenti relativi alle pari opportunità lavorative per assicurare coerenza all’azione governativa in questo campo. Il ricorso degli otto impiegati sostiene che l’esclusione di questi “servizi” (contraccezione) costituisce discriminazione contro le donne in violazione sia della legge federale che di quella della Carolina del Nord.
Patrick Reilly, presidente della Cardinal Newman Society, un’organizzazione dedita allo studio e al rafforzamento dell’identità cattolica nelle 224 università cattoliche americane, ha scritto lo scorso agosto un articolo sul Wall Street Journal denunciando il rischio di questa situazione. Da osservatore e studioso di simili casi, Reilly manifesta la sua preoccupazione che «l’interpretazione che fa la EEOC della legge federale potrebbe facilmente estendersi a richieste impiegatizie per la copertura assicurativa di aborti, oltre alla contraccezione». Nel dicembre 2000 l’EEOC aveva così decretato su un caso d’interpretazione del Titolo VII della legge sui diritti civili del 1964: «I convenuti devono coprire le spese per prescrizioni contraccettive nella stessa misura e negli stessi termini con cui coprono le spese per i farmaci, per gli apparecchi e per le cure preventive sopra descritte. I convenuti devono, inoltre, offrire la stessa copertura per servizi relativi alla contraccezione forniti in ambulatorio, come per qualsiasi altro servizio fornito in ambulatorio. Se una donna ricorre al suo medico per ottenere una prescrizione per contraccettivi, le dovrà essere garantita la stessa copertura che ha quando consulta il medico per qualsiasi altro servizio di prevenzione o di cura sanitaria».
La Commissione Pari Opportunità interviene.
Nel marzo 2009 l’amministrazione del Belmont Abbey College ha ricevuto una lettera dalla EEOC anunciando che stava chiudendo l’indagine. Simili lettere indicano normalmente che la commissione ritiene di archiviare il ricorso e perciò la direzione dell’Università, comprensibilmente, l’ha presa per un riconoscimento di non violazione della legge nell’atto di emendare il contratto assicurativo.
Grande sorpresa, quindi, arriva dalla EEOC, solo cinque mesi dopo, una seconda lettera, questa volta “determinativa”, che accusa l’Ateneo di discriminare con base al genere. Reuben Daniels jr, direttore distrettuale della EEOC di Charlotte, scrive che la Commissione da determinato che «negando la copertura a farmaci anticoncezionali, il convenuto [l’Università N.d.R.] discrimina con base nel genere giacché soltanto le donne possono assumere contraccettivi orali […]. Negando questa copertura, questo non incide sugli uomini ma solo sulle donne».
Non cedere anche se si deve chiudere.
In una dichiarazione l’Ateneo risponde: «Siamo delusi che questa vicenda abbia preso una piega tanto inusuale, ma rimaniamo nell’impegno di assicurare che tutte le politiche e le pratiche dell’Università seguiranno l’insegnamento della Chiesa Cattolica, che include la valorizzazione di ogni vita e il trattamento delle persone con dignità e rispetto, e la garanzia di pari opportunità per tutti…L’Università confida che infine le sue azioni verranno giudicate conformi alla legge federale e statale e alla Costituzione americana…Perciò, l’Università chiederà alla EEOC di riconsiderare ognuna delle decisioni prese relative al ricorso che è stato presentato contro di essa».
Il rettore dll’Ateneo William K. Thierfelder ha dichiarato al Washington Times: «Ho speranza che non dovremo andare così lontano, ma, se sarà necessario, anziché cedere su questo punto, chiuderemo i battenti». La conclusione raggiunta dalla EEOC sembra precorrere una causa federale per discriminazione da essa intrapresa contro l’Università.
Un fatto precursore?
Ci sono connessioni fra quanto sta accadendo a questo Ateneo e il dibattito in corso sulla riforma sanitaria[un rivoluzione neogiacobina che segnerebbe l’inizio della fine della Libertas americana e occidentale N.d.R.]. I vescovi cattolici stanno chiedendo che venga rimossa ogni clausola che possa fornire copertura assicurativa all’aborto. La politica della EEOC invece è quella di costringere i datori di lavoro a coprire con assicurazione sanitaria la contraccezione, indipendentemente dalle decisioni congressuali. Ciò potrà ovviamente estendersi al terreno dell’aborto.
I vescovi americani chiedono, inoltre, “protezione di coscienza” per gli operatori sanitari cattolici, affinché non si vedano costretti a partecipare ad aborti o a fornire anticoncezionali. La decisione dell’EEOC solleva ulteriori preoccupazioni circa la libertà religiosa degli istituti educativi, ospedali e agenzie di servizi sociali cattolici che si rifiuteranno di pagare contratti di assicurazione per coprire contraccettivi e aborti.
«In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline;
una fonte zampillerà dalla casa del Signore.
L’Egitto diventerà una desolazione
E l’Idumea un brullo deserto
Per il sangue innocente sparso nel loro Paese.
Vendicherò il loro sangue,
non lo lascerò impunito
E il Signore dimorerà in Sion»
(Gioele 4, 18-19.21)
«Dice il Signore: “ Ecco, Io vi metto davanti la via della vita e la via della morte.
Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste.
Chi uscirà e si consegnerà ai caldei che vi cingono d’assedio vivrà e gli sarà lasciata la sua vita come bottino.
Poiché Io ho volto la faccia contro questa città a suo danno e non a suo bene.
Oracolo del Signore.
Essa sarà messa nelle mani del re di Babilonia, il quale la brucerà con il fuoco»
(Geremia, 21,8-10)
Quando si considerino attentamente queste abominevoli dottrine è impossibile non ravvisare in esse il segno misterioso, ma visibile che gli errori debbono avere nei tempi apocalittici.
Se un religioso timore non mi impedisse di gettare uno sguardo su quei tempi tremendi, non mi sarebbe difficile dimostrare con precise argomentazioni la tesi che il grande impero anticristiano sarà un colossale impero demagogico, retto da un plebeo di satanica grandezza, che sarà l’Uomo del peccato
(Juan Donoso Cortés, Lettera al cardinal Fornari, 1852)
"Noi vediamo accumularsi i segni della grande e terribile lotta nella quale l'Europa sarà divisa in due vasti campi: l'uno per l'attacco, l'altro per la difesa della libertà cristiana. In questa lotta le armi non saranno soltanto intellettuali o morali, ma saranno eziandio materiali e fisiche….Infatti è vicina l'ora, in cui la forza brutale e la tirannide cesarea saranno divorate dal socialismo e dal relativismo nichilista che rode le società moderne. In quest'ora, quando tutti i poteri che vengono da Dio saranno stati infranti dalla Rivoluzione, e la setta, figlia di Satana, vorrà regnare sul mondo, i popoli cristiani, costretti a difendere i loro altari e i loro focolari, potranno liberamente reagire contro le leggi che si frappongono tra loro e le leggi della Chiesa di Dio ... Allora verrà l'inevitabile reazione e la rivolta contro l'empietà e l'anarchia. Allora la gioventù d'ogni contrada dove la Rivoluzione ha posto il piede griderà come i Maccabei: "È meglio morire in battaglia che vedere la desolazione del santuario"; e gettando al vento tutti i calcoli umani, essa formerà in ogni paese una falange d'uomini pronta a difendere fino alla morte le libertà conquistate dalla Croce, pronta a riunirsi sotto questo simbolo a' suoi fratelli di ogni stirpe e d'ogni nazionalità. Allora le donne manderanno i loro figli e i loro mariti al combattimento. Allora i padri cingeranno la loro spada per difendere la fede dei loro figli e la libertà dei loro altari".
(Le Crusader)
A un anno dalla tragedia: i giacobini servi dell’Anticristo okkupano l’America.
(4 novembre 2008/4 novembre 2009) [1]
I pericoli della riforma sanitaria di Obama
Intervista al prof. Paul Morrow
A cura di Thomas McKenna.
La riforma sanitaria di Obama è stata rimandata a ottobre. I vescovi americani temono che, a parte aspetti da loro [non da noi, perché sono un bluff anche questi N.d.R.] giudicati positivi come la copertura previdenziale dei più poveri, ci sia la destinazione di fondi dei contribuenti per allargare il già spaventoso numero di aborti. Ma non solo. Nella filosofia dei disegni di legge del [presidente] [ultra]liberal, viene eliminata anche la finora garantita obiezione di coscienza.
Nonostante le rassicurazioni di Obama al Papa sia sulla sua intenzione di ridurre gli aborti che quella di mantenere l’obiezione di coscienza, quest’ultima formulata in occasione in occasione della laurea honoris causa ricevuta dall’Università di Notre-Dame, dai progetti di legge presentati dal Governo in Congresso si desume che né l’una né l’altra cosa effettivamente accadranno.
Intervistiamo in merito il prof. Paul Morrow, ordinario di Ostetricia e Ginecologia della facoltà di Medicina Keck dell’Università del Sud della California e vicepresidente della St. Gianna Physician’s Guild, che riunisce i medici cattolici.
Prof. Morrow, medici e operatori sanitari negli Stati Uniti stanno affrontando crescenti sfide sulla futura maniera di praticare la medicina. Vediamo che l’amministrazione Obama ha fatto una proposta per abolire il regolamento emanato dal presidente Bush che permette agli operatori sanitari di non fornire servizi in base a obiezioni morali. Questo regolamento si collegava a sua volta a una legge di 30 anni fa che stabiliva l’obiezione di coscienza per coloro che non vogliono praticare aborti. Che succederà se questa proposta di Obama sarà approvata e l’obiezione di coscienza eliminata?
Noi della St. Gianna Physician’s Guild abbiamo scritto al Ministero della Sanità protestando per il tentativo di eliminazione di questo diritto in base a considerazioni morali, etiche e professionali. Purtroppo questa proposta è in armonia con la linea del Collegio Americano di Ostetrici e Ginecologi (ACOG). Questo ente, anche se privo di statuto legale, vanta un grande prestigio e può influire sia sulla politica che sull’opinione pubblica. Il suo comitato etico ha recentemente emanato un parere, stabilendo che la coscienza del medico deve piegarsi a quella del paziente, in base a un presunto principio etico definito come diritto del paziente di decidere sulle cure mediche senza interferenza degli operatori sanitari. Questi possono sì illustrarlo sulle sue condizioni, ma non prendere decisioni.
Una cosa che può sembrare ragionevole, ma che nella pratica significa l’obbligo per il medico di dover fare la volontà del paziente oppure l’obbligo d’indicare al paziente un altro medico che possa prestare il servizio richiesto, senza nessun margine all’obiezione di coscienza. L’American Medical Association è d’accordo con questa posizione dell’ACOG. Questa pratica capovolge le “protezioni” – Il Provider Refusal Rule – emanate dal presidente Bush nel 2008, che prevedevano una migliore applicazione di tre precedenti leggi federali, garantendo il diritto del personale e delle strutture sanitarie di non esser costretti al coinvolgimento in aborti procurati. Questo regolamento allarga, infatti, una legge di 30 anni che contiene una “clausola di coscienza” per tutti coloro che, dai medici ai portieri delle strutture, non vogliono essere coinvolti in aborti, ma che nemmeno possono essere costretti a consigliare i pazienti su questioni tali come la contraccezione, pianificazione familiare, trasfusione di sangue e vaccini, se vi si oppongono per ragioni morali. Barck Obama propone di abrogare queste facoltà o protezioni, in consonanza con la sua forte ideologia abortista e in retribuzione dell’appoggio ricevuto in campagna elettorale da Planned Parenthood, una rete nazionale di fornitori di aborti che riceve sostegno finanziario [oggi con Obama, non ieri N.d.R.] dal governo federale. Il cardinale Francis George di Chicago, attualmente della Conferenza Episcopale Americana, si è espresso apertamente contro questa proposta affermando che essa avvia la nostra Nazione dalla democrazia al dispotismo: «Il rispetto della coscienza personale e la libertà di religione come tali assicurano la nostra libertà elementare dalla oppressione. Nessun governo deve interporsi fra l’individuo e Dio. Questo è quanto si suppone che sia l’America[ieri…oggi sempre meno con il servo dell’Anticristo obama N.d.R.]», ha detto.
È incredibile che il nostro governo e il nostro sistema legale non permettano a un operatore sanitario di obiettare in coscienza un atto moralmente offensivo: in particolare l’uccisione di esseri completamente innocenti e indifesi, e quello di scoraggiare l’aborto su domanda. Mai dovrebbe prendere l’iniziativa per forzare gli operatori sanitari a un tale atto moralmente ripugnante.
I lobbisti pro-aborto dicono che queste protezioni impediscono alle donne di avere un accesso pieno al controllo delle nascite. Ma qui non si parla di contraccezione, bensì di aborto procurato, e loro vogliono eliminare tutte le restrizioni che esistono ancora ad esso e, in più, aumentare il suo finanziamento statale. D’altronde, è un sofisma dire che il Provider Refusal Rule limita i servizi sanitari, autorizzando i fornitori a rifiutare i servizi, come la contraccezione che farebbero ridurre gli aborti. La realtà è l’opposto. La perdita delle protezioni ridurrà i servizi sanitari perché l’abolizione dell’obiezione di coscienza forzerà medici, farmacisti, ospedali e altri enti sanitari a ritirarsi dal mercato. Proteggere il diritto degli operatori sanitari a dare giudizi professionali in base alle loro convinzioni morali – non quelle dei pazienti o quelle del governo – è un diritto umano fondamentale.
Lei è accademico in una grande facoltà di Medicina e lo è stato per gran parte della sua vita. Ci potrebbe dire qualcosa sul mutamento lungo gli anni delle pratiche mediche e se questa tendenza a forzare le coscienze potrebbe influire su studenti in medicina che vogliono seguire la loro vocazione ma nello stesso tempo rimanere cattolici fedeli?
Mi sono laureato nel 1962, poi mi sono specializzato in ostetricia e ginecologia e, finalmente ho scelto il campo della ginecologia oncologica. Visto che le tematiche calde dei problemi morali in medicina riguardano sia l’inizio che la fine della vita, la mia carriera di 45 anni si è svolta nel cuore delle battaglie etiche. Dunque, ero in servizio quando furono messi sul mercato i contraccettivi ormonali e appartenevo al corpo accademico di una grande facoltà medica laica quando la Corte Suprema inventò, diciamo così, il diritto di aborto nella nostra Costituzione. È difficile fare un bilancio dell’effetto nella pratica medica avuto da molti mutamenti in campo scientifico, sociale, legale, amministrativo, geopolitico e persino ecclesiastico accaduti durante la mia vita professionale.
Gli Stati Uniti e l’Europa sono divenuti progressivamente più secolarizzati: contraccettivi ormonali e non ormonali sono divenuti “merce di prima necessità” nella nostra cultura. L’aborto, persino nelle fasi finali della gravidanza, è diventato un criterio di cura sanitaria. Va detto che entrambe le cose sono grandi affari economici su scala mondiale. La contraccezione ormonale fu lanciata sul mercato nei primi anni Sessanta, quasi contemporaneamente all’inizio del concilio pastorale Vaticano II. Fra il ’65 e il ’68 ero primario di ginecologia in un ospedale cattolico di Chicago. I vescovi americani sembravano insicuri sulla moralità dell’uso di contraccettivi ormonali [i frutti del conciliabolo di roncalli, l’amico dei nemici della Chiesa e della Cristianità N.d.R.]. Ciò disorientò grandemente sia i fedeli che il personale medico cattolico, col risultato di una diffusa pratica della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell’aborto fra i cattolici, a volte realizzati con l’approvazione di centri di studi cattolici e di certi ecclesiastici [si vedano in proposito le profezie de La Salette e di Fatima N.d.R.].
Mentre constato che in genere gli ospedali cattolici non hanno ceduto alla pratica generalizzata dell’aborto nel nostro Paese, lo stesso non si può dire nei riguardi della contraccezione e persino della sterilizzazione. Poi, se consideriamo che la maggioranza degli studenti di medicina in facoltà laiche non sono cattolici, e che nelle facoltà cattoliche la maggioranza non segue il Magistero della Chiesa, possiamo concludere che non è difficile scendere a patti con la mentalità dominante.
Tanti dei nostri giovani medici cattolici oggi non hanno una adeguata formazione e, di conseguenza, non si accorgono neppure di star facendo qualcosa d’immorale. Va peggio anche nel periodo dio pratica ospedaliera che devono fare dopo gli studi. Nel caso di ginecologia e ostetricia, si devono affrontare direttamente le questioni che riguardano la contraccezione, l’aborto, la sterilizzazione e l’infertilità, con procedure moralmente obiettabili quali la fertilizzazione in vitro, la masturbazione per ottenere sperma, la donazione di sperma e di ovuli, il ricorso a madri surrogate e via dicendo. Nella mia specialità il campo più problematico per un fedele sono i contraccettivi, oggi ritenuti normali farmaci che sarebbe irragionevole non prescrivere, anche quando sono abortivi.
Cosa pensare della facoltà che il governo o altri enti si attribuiscono di fornire le coordinate morali ai medici su come devono esercitare la professione?
Ovviamente lo ritengo inaccettabile. Roba da stati totalitari. Forse in Europa, che è più secolarizzata, lo Stato è più interventista che in America, c’è qualcosa del genere. Tuttavia, io mi oppongo a ciò non solo da cattolico ma da uno che crede nella libertà religiosa e nella libertà di coscienza. Qui non stiamo parlando d’intervenire nella libertà di movimento delle persone per evitare un’eventuale epidemia letale, o cose del genere. La gente deve avere libertà per scegliersi i medici in accordo con i loro valori e i medici devono avere la libertà di praticare la medicina conforme alle loro convinzioni morali.
L’aborto è sempre al centro di tutti questi dibattiti di coscienza. Fu legalizzato in America 36 anni fa e continua a tenere la ribalta fra i grandi temi nazionali. Il progresso della medicina aggiorna in qualche modo la questione?
Ci sono due aspetti importanti che riguardano il progresso scientifico sull’aborto. Primo, lo sviluppo delle tecnologia a ultrasuoni, e ora anche dell’ultrasuono tridimensionale, che fanno vedere chiaramente le caratteristiche e le fattezze dell’embrione o del feto già all’inizio della gravidanza.
L’informazione genetica rivela che persino l’ovulo fertilizzato costituisce un essere umano unico, giacché possiede un genoma unico derivato dal patrimonio genetico paterno e da quello materno. Non c’è nessun dubbio scientifico sul fatto che l’ovulo fertilizzato costituisce un essere umano completamente nuovo. Da cattolici abbiamo sempre ritenuto inviolabile la vita individuale dal momento del concepimento, ma ora abbiamo il modo di sostenerlo scientificamente.
È vero che coloro che accettano l’aborto diranno che sì, certo, geneticamente è un essere umano, ma non una persona, quindi, non ha altro valore che quello concessogli dalla madre. La Corte Suprema ha stabilito che questo essere umano può venire abortito in qualsiasi momento prima della nascita, in conformità alle regolamentazione dei governi statuali. Questo è irrazionale e irresponsabile. Abbiamo a che fare con un infante umano completo, solo che sta nel grembo materno e non fuori. Sarebbe stato ragionevole attendersi che le nuove acquisizioni scienti che avrebbero inibito la pratica dell’aborto, ma non sembra che sia così.
L’altro aspetto importante che riguarda lo sviluppo scientifico in tema di aborto si collega al primo aspetto, perché è una conseguenza dello sviluppo dell’ultrasuono e della genetica e anche di certi esami sanguigni. Ora è possibile diagnosticare durante la gravidanza difetti congeniti, malattie genetiche, anomalie. Se è vero che questa informazione alcune volte può essere usata in modo costruttivo, purtroppo nella maggioranza dei casi la diagnosi di una seria anomalia porta alla raccomandazione da parte dell’ostetrico d’interrompere la gravidanza e all’accettazione del paziente.
Vorrei aggiungere che per secoli il Giuramento d’Ippocrate fu l’espressione più rispettata dell’etica medica in Occidente. Esso veniva formulato al momento della laurea e vietava esplicitamente l’aborto e l’eutanasia. È interessante far notare che molte persone oggi non lo conoscono e quando lo leggono, credono che si tratti di una dichiarazione pro-life radicale. Invece fu scritto 2000 ani fa da un pagano ed è stato riverito lungo i secoli come la dichiarazione per eccellenza di quello che il medico deve essere. Soltanto in anni recenti lo hanno modificato per includere l’aborto. Ora è caduto generalmente in disuso. Nella St. Gianna Physician’s Guild l’abbiamo ritoccato per renderlo più conforme al Magistero della Chiesa e solo i medici che lo firmano possono appartenere alla nostra associazione.
Bisogna combattere
la Massoneria !
Omelia di mons. Giovanni Volpi per la Solennità di Ognissanti dell’Anno del Signore 1913.
Venerabili Fratelli e Figli Dilettissimi,
Altra volta da questa cattedra io vi parali di una setta nefanda, che tanta strage di anime fa in tutto il mondo, ed anche pur troppo nella nostra Diocesi e principalmente nella nostra città di Arezzo, voglio dire della Massoneria. Allora ve ne trattai con una certa ampiezza, perché mi premeva di farvela conoscere bene, affinché vi guardaste dalle sue insidie e deste opera perché quegli infelici che erano caduti nelle sue reti se ne liberassero. Però, in questi ultimi mesi si è parlato molto della massoneria, specialmente in Italia, ed anche certi periodici o giornali, che forse per il passato più o meno coscientemente avevano servito la Setta, si mostrarono ad essa avversari. Anzi ve ne fu persino uno, che aprì un referendum sulla massoneria, e su quel giornale si pubblicarono intorno alla massoneria giudizi di uomini illustri per molti titoli. La maggior parte di quei giudizi si mostrarono sfavorevoli alla Setta Massonica, ma, o furono espressi in termini molto vaghi, ovvero non rilevarono ciò che nella Setta stessa vi è più malevolo e pericoloso. Ciò io penso che avvenisse perché alcuni si lasciano dominare facilmente da un certo rispetto umano quando si tratta di manifestare il proprio pensiero, non conforme in tutto a quello di molti, prevedendo forse di perdere un po’ di quella popolarità cui aspirano incessantemente. Altri sono così digiuni di cose religiose e così condiscendenti in quelle morali, che non pongono mai siffatte questioni a base delle loro investigazioni e dei loro ragionamenti; Altri, infine, non si mostrano severi nei loro giudizi contro la Massoneria, perché forse sono mossi a darli dalla stessa Setta, la quale tenta anche per tal mezzo di stornare l’attenzione del pubblico dalle sue nefandezze o di turlupinare il povero popolo e specialmente certi assidui lettori della stampa liberale, i quali certo sono più facili a prestar fede a un giornale di quel colore che agli insegnamenti della Chiesa Cattolica e dei suoi Ministri.
Tutto questo mi ha persuaso ad essere necessario dire ancora una parola sulla Massoneria ai fedeli che vengono ad ascoltare il vescovo quando tiene la sua omelia: eccovi dunque l’argomento che svolgerò brevemente in questa mattina: Bisogna combattere la Massoneria.
Mi studierò di esser breve, dirò quello che è già stato pubblicato in ogni parte del mondo, perché mi preme solo una cosa: «Svegliare quelli che dormono, ed eccitarli a salvare la nostra povera Italia da questo cancro roditore, e soprattutto le anime redente dal Sangue divino»
***
Per lungo tempo si volle dare ad intendere che la Massoneria è una grande Associazione di beneficenza; ed anche ai giorni nostri ve ne sono dei gonzi che vi credono; ma più della beneficenza per gli altri la Massoneria cerca di farla peri suoi adepti, quindi molti che non vedono più in là del proprio interesse anche a danno della coscienza, entrano nella Massoneria per far carriera, per ottenere un posto, un favore, un impiego, delle protezioni, come se entrassero in una Società di Mutuo Soccorso [E questo vale oggi più di ieri, visto che la Setta ha il massimo di potere che Dio gli ha permesso di avere. Dunque resistiamo! Loro sono ai titoli di coda, Noi a quelli di testa N.d.R.]. Ma l’interesse degli ascritti nella setta non è il vero fine della Massoneria: quale sia questo fine principale lo potrei dire, riferendo molti documenti massonici, ma per non tediarvi con lunghe citazioni, lo dirò soltanto con le parole che si leggono nel Resoconto massonico del 1902; nessuno mi accuserà così di esagerazione. Però, domando perdono ai buoni fedeli della blasfema citazione che sono costretto a fare: «Noi vogliamo – così in quel documento – la distruzione del Papato, vogliamo che dio mentitore vada a riporsi tra i vecchi ruderi, che la Chiesa Romana, fondata sul mito Galileo, crolli e finisca».
Ecco come parlano i frammassoni quando vogliono esser sinceri: non lo dicono sempre, non lo dicono a tutti, anzi spesso si nascondono, mentiscono, e ne hanno persino il permesso dai loro capi; quindi, ora ostentano di voler diffondere la lingua italiana, ora di proteggere l’infanzia abbandonata, ora di soccorrere le vittime di un’epidemia, talvolta di voler aiutare le sofferenze di tutti senza distinzione di partito o di religione; la lo scopo è sempre il medesimo, che si vuol raggiungere o direttamente o indirettamente: combattere cioè Gesù Cristo, la Sua Chiesa, i Suoi Ministri, le Sue Leggi, il Suo Vangelo, per sostituirvi il regno della natura, cioè il regno di satana. Un tempo forse si poteva rimanere ingannati, ma ai giorni nostri gli scopi della Massoneria sono troppo conosciuti, e chi li ignora vuol dire che non ha occhi, ovvero li chiude per non vedere.
È inutile che io ripeta ciò che già vi dissi intorno all’origine della Massoneria; essa vorrebbe essere molto antica, ma non risale più in là della metà del secolo XVIII, ormai si ritiene comunemente che essa nacque a Londra nel 1717, quando cioè le associazioni dei Muratori si trasformarono in questa infausta setta. Di qui i nomi di Logge, di officine, di Tempio da edificarsi; di qui l’uso della cazzuola, della squadra, del compasso, che innocui attrezzi dell’onesto mestiere del muratore, divennero simboli della Massoneria. «Uomini liberi – così uno scrittore competentissimo – superiori ad ogni pregiudizio religioso e sociale, indipendenti, uniti nel culto dell’Umanità, nell’odio di tutto ciò che imprigiona lo spirito umano, si radunarono nelle Logge». Ma era pericoloso, specialmente sul principio, mostrarsi in pubblico, non si potevano manifestare certi propositi senza correre pericolo di essere processati e condannati, di qui il segreto massonico. Ma se i massoni temono, si vergognano, si nascondono, con questo soltanto si condannano da se stessi, perché riconoscono che l’appartenere a quella setta è un disonore.
Nelle recenti polemiche, un Ministro riconobbe l’incompatibilità della Massoneria colla disciplina dell’esercito: e nel Belgio si andò più oltre: si proibì cioè con una legge che i soldati appartenessero alla Massoneria.
Appena comparve questa diabolica società – nessuno si scandalizzi di questo titolo: chi adora il diavolo, come si fa spesso nelle sedute massoniche, non si merita altro nome – fu condannata dalla Chiesa. Clemente XII la condannò con la Costituzione In eminenti del 28 aprile 1738; i successori di Lui, quasi tutti ne rinnovarono la condanna, e cioè Benedetto XIV nel 1751 colla Costituzione Ecclesiam; Leone XII nel 1825 colla Costituzione Quo graviora mala; Pio VIII nel 1829 colla Costituzione Traditi; Gregorio XVI nel 1862 colla Costituzione Mirari vos; Pio IX nel 1846 e nel 1865 colle Costituzioni Qui pluriuso e Inter multiplices, e soprattutto colla Apostolicae Sedis, colla quale scomunicò tutti coloro che danno il nome alla Massoneria, alla Carboneria e alle sette dello stesso genere, ed infine Leone XIII, il quale nel 1884 emanò contro la Massoneria la celebre Enciclica Humam genus.
Dire il male che questa Setta ha fatto in 200 anni sarebbe troppo lungo: affermerò soltanto – pronto a provarlo coi più irrefragabili documenti – che non vi è stato in questi due secoli attentato alcuno contro la Chiesa, contro i suoi diritti, contro la sua dottrina, cui sia rimasta estranea la Massoneria. Ed essa stessa omai non lo nega più, anzi se ne vanta, e tutti vedono al ritornare di certe date, i proclami della Massoneria attaccati pubblicamente per le città, ed odono le bestemmie che si scagliano contro Gesù Cristo, contro il Papa, contro la Chiesa, dai più noti frammassoni, scelti per commemorare certi avvenimenti.
La Massoneria, però, non è soltanto nemica della Religione, ma è fatale anche per la Società Civile, e questo pure potrei dimostrarli con innumerevoli documenti.
Prendiamo uno dei più recenti. Ettore Ferrari, eletto il 17 febbraio 1904 Gran Maestro della Massoneria, ed il quale anche al presente riveste una tale carica, recitando nel giorno della sua elezione il discorso di rito davanti ai grandi dignitari dell’Ordine, esortò i suoi fratelli a seguitare a combattere con alacrità finché non avessero raggiunto lo scopo finale, dicendo: «O fratelli carissimi, lo stendardo massone, che già si piantò glorioso in ogni tappa della Civiltà, sventolerà vittorioso sul cadavere della superstizione e del privilegio». In altre parole, affinché capiscano subito anche i profani, la Massoneria sarà contenta e giudicherà d’aver compiuta l’Alta Missione, che crede di avere, quando avrà distrutto ogni religione e qualunque siasi governo ed autorità.
Che voglia distrutta ogni religione già l’abbiamo inteso dalle dichiarazioni della Setta stessa: che poi voglia distrutta anche ogni autorità lo dice lo stesso Ferrari: «I Massoni – così Egli – devono combattere il privilegio sotto qualunque forma si presenti. Tutto ciò è Rivoluzione in ogni ordine sociale, che dovrà compirsi gradatamente, senza odii, senza persecuzioni – i fatti del Portogallo sono un bel commento – con amore, ma con ferrea volontà, con persuasione, con incessante lavoro». Il Venerabile della Loggia – I Forti Lucani – parlò anche più chiaro e disse: «La nostra associazione è veramente civile ed umanitaria, perché da secoli mina il trono ai tiranni». E chi siano questi tiranni lo disse apertamente il frammassone Castellazzao, Gran Maestro dell’Ordine: «I monarchi, i reggitori dei popoli e le classi dirigenti, senza credere orami un solo iota del Verbo Divino, sembrano però lasciarsi persuadere dal verbo più umano, che loro grida incessantemente tutte le tirannie essere solidali e il dispotismo costituire una sola e strettamente legata famiglia di divoratori di popoli» (Riv della Mass Ital 1881). Roma, secondo i massoni, non deve essere la capitale d’Italia ma di una nuova Repubblica Europea [LUnione sovieta Europea costituenda? N.d.R.], ed a chi facesse loro riflettere il grande abisso di sangue a cui si andrebbe incontro, risponderebbero con le parole di Adriano Lemmi: «Che importa? Il vecchio mondo si sfascia. Dalle sue rovine ne sorga uno nuovo e più bello» (Riv della Mass Ital 1888). È noto a tutti perché registrato nella Storia che il frammassone Mazzini – come narrò egli stesso – dette mille franchi e un pugna letto con manico di lapislazzuli al giovane Adriano Gallenga, perché uccidesse Carlo Alberto.
Si dirà, dunque, che i Massoni sono tutti anarchici? No, anzi alla morte di un Sovrano saranno capaci di protestare, come il Gran Maestro della Massoneria dopo l’assassinio di Re Umberto, ma nelle dottrine della Massoneria sta il fondamento di ogni ribellione, e in virtù dei principi che essa professa, l’uccisione di un Sovrano può essere considerata come un’azione virtuosa, come un fatto glorioso. Secondo i massoni gli uomini hanno il diritto del libero esame, il diritto della morale indipendente, il diritto della libertà di pensiero e di coscienza. Con tutti questi diritti sarà facile persuadersi che non c’è nulla di male ad ammazzare la gente, anzi, purché si faccia per un fine che ad alcuno sembri buono; non solo costoro non crederanno di commettere un delitto, distruggendo con un pugnale tutti i neri vampiri e tutti i divoratori di popoli, ma se ne glorieranno, e quando giustamente fossero puniti, si chiameranno martiri.
Del resto, che nella Massoneria non di badi punto alla coscienza, ma si cerchi solo gli interessi della Setta e dei Settari, tutti omai lo sanno per una triste esperienza che si è fatta in ogni luogo. Per esempio: quel medico è un ignorante, quell’ufficiale è un inetto, quel professore è al di sotto del livello richiesto da quella cattedra, quel Ministro è un incompetente; non importa, sono massoni. Si preferiscono, dunque, al medico bravo e coscienzioso, al Professore valente, al valoroso Soldato, al Ministro coscienzioso. Basta, basta sono cose che da tutti si vedono, ed è una vergogna che si subiscano in un Paese civile. Combattiamo, dunque, la Massoneria, combattiamola in nome della civiltà, pel bene del nostro Paese.
Miei direttissimi Figli in Gesù Cristo, non comprate, non leggete giornali che s’ispirano alle Logge Massoniche; non mandate il vostri figliuoli a scuole informate (=plasmate) dagli ideali massonici, cioè alla neutralità; non favorite istituzioni che sotto colore di beneficenza o di cultura fanno propaganda massonica. Parlate chiaro della Massoneria, dite che è peccato l’appartenervi, che chi vi si ascrive è scomunicato, cioè indegno di ricevere i Sacramenti, separato dalla Comunione dei fedeli. Soprattutto pregate il Signore che vi dia coraggio e fermezza in questa santa lotta. Le forze del male non si possono infrangere senza la Grazia di Dio, e questa Grazia si ottiene colla preghiera. Opportunamente nel testé decorso mese di ottobre tutti i milioni di fedeli ascritti all’Apostolato della Preghiera offrirono le loro Comunioni, le loro preghiere per combattere efficacemente la Setta Massonica. Tante suppliche impetreranno certamente un aiuto efficacissimo dal Signore. Però, alla preghiera bisogna unire anche l’opera nostra. Salviamo dalla Massoneria specialmente il popolo e la gioventù. Lo dico a tutti: ai Sacerdoti principalmente; ai fedeli che amano le povere anime e bramano di salvarle, ma lo dico pure a tutti gli onesti: il favorire la Massoneria, il permettere che essa lavori per raggiungere i suoi empi scopi è delitto di lesa Religione e di lesa Patria.
E così sia.
Preghiera al Sacro Cuore di Gesù
Per l’intercessione del suo fedele devoto, il Servo di Dio mons. Giovanni Volpi.
O Cuore Eucaristico di Gesù che vi compiaceste d’infondere nel Vostro Servo fedele mons. Giovanni Volpi un desiderio ardente ed efficace di riparazione e di ammenda, ed un amore tenerissimo ai patimenti, alle umiliazioni e agli obbrobri, che accettò per divenire così simile a Voi, ed una fede inconcussa che gli fece vedere, anche nelle tribolazioni, il Vostro amore per il nostro vero bene, degnatevi di esaudire le mie richieste e di quanti a sua intercessione e per i meriti suoi Vi domandano grazie per la Vostra maggior gloria e la sua santificazione
Pater Noster; Ave, Maria; Gloria Patri
Cuore Sacratissimo di Gesù, confido in Voi